9/10 della felicità derivano dallo stato di salute

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Non c’è un momento specifico della vita in cui si comincia ad invecchiare: l’organismo cresce, raggiunge la capacità riproduttiva e va incontro a progressive modificazioni che non si possono arrestare. Dunque il miglior modo per vivere bene è senza dubbio la prevenzione anziché la cura: è questo il concetto da trasmettere ai propri pazienti.
Qualora però, l’insorgenza di eventuali patologie dovesse manifestarsi, è sempre opportuno richiedere una diagnosi ed un intervento di professionisti. Lo stesso concetto è valido anche per tutte quelle patologie che derivano dalle abitudini quotidiane, come ad esempio quella di fumare.
Sono ben noti gli studi e gli effetti che il fumo ha sui polmoni. Sono meno famosi invece, gli studi che mettono in correlazione il fumo con l’udito. Sì, perchè l’esposizione al fumo sia di prima mano che di seconda (ovvero il fumo passivo), possono fare aumentare in modo significativo il rischio di perdere l’udito. Lo studio che mostra come il fumo danneggi anche la capacità uditiva è stato condotto dai ricercatori dell’Università di Manchester e supportato dall’Action on Hearing Loss, dal Medical Research Council e dal National Institute for Health Research.
I risultati dello studio mostrano che fumare aumenta del 15,1% il rischio di sordità, mentre l’esposizione al fumo passivo la aumenta di ben il 28%. Per arrivare a tali conclusioni, i ricercatori hanno esaminato 164.770 adulti, ambosessi, di età compresa tra i 40 e i 69 anni. Nonostante le premesse e le evidenze, il legame tra fumo e perdita dell’udito non è ancora chiaro. Potrebbe trattarsi di una “correlazione spuria”, derivata cioè da malattie cardiache che, come complicazione potrebbero aggravare o provocare le condizioni di ipoacusia.
«Non siamo sicuri se le tossine nel fumo di tabacco influenzino direttamente l’udito, o se le malattie cardiovascolari legate al fumo provocano modifiche microvascolari che abbiano un impatto negativo sull’udito, o entrambi» commenta il dottor Dawes.
Quanto all’aumento del rischio tra i fumatori passivi (ossia chi inala il fumo di altri, o passivo), che era più elevato di quello dei fumatori veri e propri, potrebbe essere perché i fumatori sono stati confrontati sia con i non fumatori e non fumatori passivi, ma i fumatori passivi sono stati confrontati solo con i non fumatori.

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