Didattica a distanza per i bambini ipoacusici

didattica a distanza per i bambini con problemi di udito

Nonostante gran parte d’Italia sia in zona arancione, in questi giorni molti studenti della Campania sono ancora alle prese con la DAD, la didattica a distanza. Sono infatti ancora tantissime le classi, dalla seconda media in poi, che si collegano online con i loro docenti per procedere con il programma scolastico. Ma come funziona la didattica a distanza per i bambini ipoacusici? O meglio, funziona?

In questo articolo vogliamo analizzare quali sono le principali problematiche della didattica a distanza per i bambini ipoacusici e vedremo quali potrebbero essere le strategie da adottare per una DAD più inclusiva.

Le principali problematiche della didattica a distanza per i bambini ipoacusici

La prima problematica da affrontare, quando si parla di DAD, è quella tecnologica. Scuole, docenti e famiglie inizialmente sono stati colti impreparati ad affrontare un cambiamento così grande nel modo di fare lezione e ancora oggi le difficoltà sono molte. Mancano i mezzi (computer, tablet, auricolari), manca la conoscenza degli strumenti digitali, manca una rete internet veloce che permetta di seguire con fluidità una videolezione.

Questa situazione è difficile per tutti gli studenti, ma lo è ancora di più per i bambini ipoacusici. Ascoltare una videolezione con le cuffie può essere molto problematico per chi ha problemi di udito, soprattutto se la connessione è lenta ed il video “va a scatti”. Si immagini la fatica che può fare un bambino con difficoltà uditive, magari abituato ad associare i suoni al labiale del docente, nel cercare di cogliere tutte le parole di una frase quando l’audio e il video non sono perfettamente in sincronia o si interrompono.

La lettura del labiale è fondamentale per chi ha problemi di udito. Se la mascherina impedisce del tutto questa forma di supporto, un video in bassa qualità o una connessione lenta sono altrettanto fonte di disagio.

La seconda problematica riguarda il senso di esclusione nella didattica a distanza per i bambini ipoacusici.

Già in circostanze normali, spesso un bambino ipoacusico ha la percezione di non essere completamente parte integrante del contesto classe. In DAD ha maggiore difficoltà a sentire e ad intervenire attivamente e, di conseguenza, potrebbe considerarsi escluso da ciò che accade nella classe virtuale. Questa situazione può portarlo a chiudersi in sé stesso e ripercuotersi negativamente sia a livello emotivo che di apprendimento.

I bambini con disabilità uditiva non trattata in tempo talvolta hanno difficoltà di apprendimento e forti lacune nelle loro conoscenze e competenze. Con la DAD queste lacune sono diventate sempre più evidenti, anche perché spesso gli insegnanti, già occupati a gestire lezioni virtuali, programmi arretrati e coordinare le varie attività con i colleghi, non riescono a seguirli come dovrebbero.

Come migliorare la DAD per i bambini con problemi di udito

Per evitare che i bambini con difficoltà uditive restino indietro rispetto ai loro compagni di classe, è necessario adottare alcune misure. Il mondo della scuola si è già mobilitato in questo senso, ma la strada verso la vera inclusività è ancora lunga.

Una strategia per migliorare l’esperienza della didattica a distanza per i bambini con problemi di udito potrebbe essere quella di adottare dei sottotitoli o, quando ciò non è possibile, inviare agli studenti il testo scritto della lezione, cosi da seguirla sia ascoltando che leggendo. In questo modo, anche se la connessione non è costante, si riuscirebbe ugualmente a comprendere l’intera lezione. Esistono anche software specifici per il riconoscimento vocale o software che ingrandiscono una parte del video in modo da concentrare l’attenzione sulla lettura del labiale (quando la connessione lo permette). Inoltre, gli insegnanti potrebbero adoperare maggiormente tutte le funzioni digitali dei nuovi libri di testo: mappe, immagini, strumenti multimediali che aiutano l’apprendimento coinvolgendo più sensi insieme.

Una seconda strategia, che dovrebbe essere adottata in tutte le classi in cui è presente uno studente non udente, è quella di utilizzare la LIS, la lingua dei segni. In molte scuole, durante la didattica in presenza, l’interprete LIS è garantito solo per poche ore al giorno. La presenza costante di tale figura permetterebbe allo studente di avere in ogni momento della giornata scolastica qualcuno che traduca per lui. In DAD sarebbe certamente utile la presenza di un interprete LIS che possa collegarsi telematicamente con la classe per eseguire la traduzione “a distanza”.

In conclusione, nel contesto odierno di profondo mutamento culturale e sociale, le problematiche relative all’istruzione italiana sono sempre più evidenti per tutti gli utenti coinvolti. La didattica a distanza ha probabilmente accentuato il divario tra gli studenti, in particolare per i bambini con disabilità. Con le giuste soluzioni, però, la tecnologia può essere considerata come un alleato prezioso. La DAD è un’opportunità per riflettere sulle carenze delle scuole italiane, ma anche per sviluppare finalmente una reale inclusività per i bambini con problemi uditivi o con altri tipi di difficoltà.

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