L’impatto psicologico della sordità nei bambini: parola alla psicologa

Intervista ad Anita Della Corte, psicologa

La sordità preverbale è il più comune deficit sensoriale neonatale: l’OMS ne stima la prevalenza in 1-4 casi per. 1.000. Ad oggi, con gli screening neonatali, è possibile intervenire tempestivamente intraprendendo un percorso riabilitativo uditivo e linguistico che consentano al bambino di sviluppare tutte le sue abilità verbali e comunicative in maniera ottimale. C’è però un altro aspetto che non va trascurato ed è quello psicologico, importante sia per i bambini che per i genitori. Ne parliamo in questo articolo con la Dott.ssa Anita Della Corte, Psicologa di comunità e di promozione del benessere sociale.

“Apprezzo molto lo sforzo di sensibilizzazione che state facendo e soprattutto è un argomento che mi tocca molto da vicino perché in passato ho avuto a che fare spesso con persone con problemi di udito e ho anche approcciato al linguaggio dei segni. Ritengo che la sensibilizzazione sia importante perché l’atteggiamento dei bambini, il loro modo di reagire alla “problematica”, dipende molto dai genitori e dal loro approccio”

 Quali sono le principali sfide psicologiche che i bambini sordi possono affrontare durante la crescita, specialmente in contesti sociali e scolastici?

I bambini sordi devono affrontare diverse sfide, tra cui, in primis, l’isolamento sociale e le difficoltà di relazione, che possono portare a discriminazioni in contesti come la scuola, lo sport e le attività ricreative, contesti in cui il bambino si trova ad agire e a relazionarsi quotidianamente. L’aspetto sociale è delicato poiché può comportare problemi di autostima e insicurezza personale. Altro aspetto molto importante è di tipo culturale perché può capitare che, in determinati contesti, i bambini possano essere discriminati, emarginati o soggetti a stigmatizzazioni. Inoltre, la difficoltà di accesso al linguaggio può ostacolare il raggiungimento degli obiettivi personali e di sviluppo sociale. Infine, la scarsa comunicazione può influire negativamente sull’autostima e sull’accettazione di sé.

 
Come influisce la sordità grave, e l’eventuale uso di impianti cocleari, sulla formazione dell’identità e dell’autostima nei bambini e negli adolescenti?

Durante il periodo in cui si sviluppa il senso di sé, in cui si forma la propria identità, il bambino con problemi uditivi potrebbe incontrare ostacoli nell’accettare la propria condizione di disabilità. Ai bambini sordi bisogna creare un’identità positiva per fornirgli la consapevolezza di sé, per poter affrontare le sfide e la relazione con gli altri. L’adulto, quindi, deve essere consapevole delle difficoltà del bambino per fornirgli un’identità positiva, spiegandogli tutti gli aspetti positivi degli strumenti che ha a disposizione (apparecchi acustici o impianti cocleari).

Quali strategie o interventi psicologici ritiene più efficaci per supportare i genitori di bambini sordi, sia dal punto di vista emotivo che pratico?

Fondamentale è, in questa fase, il supporto familiare. La famiglia va coinvolta nel percorso di sviluppo del bambino sordo. In questo caso è possibile utilizzare una strategia terapeutica chiamata peer to peer, che consiste nelmettere in contatto tra loro i genitori di bambini sordi in modo da creare un senso di comunità che possa aiutarli ad affrontare le necessità dei propri figli, sviluppando quindi una vera e propria rete di supporto reciproco. Inoltre, è importante affrontare percorsi educazione e formazione ad esempio sull’utilizzo degli impianti cocleari.

Può spiegare come il processo di adattamento a un impianto cocleare può influenzare lo stato emotivo e psicologico di un bambino e quali supporti psicologici possono essere utili durante questo percorso?

L’impianto cocleare è una preziosa risorsa per un bambino con sordità gravi ma al contempo, durante la delicata fase di adattamento, comporta uno sconvolgimento

emotivo perché il bambino può vivere nella stessa giornata sensazioni diverse in base a quando indossa e non indossa l’impianto. È come se il bambino vivesse diverse vite, entra ed esce dalla sua comfort zone, sperimentando una vasta gamma di emozioni anche contrastanti.

 Riporto la testimonianza di un bambino di 13 anni con impianto cocleare: benché perfettamente integrato nel contesto scuola, se si crea troppo caos in classe avverte dei fischi, dei rumori nell’orecchio che gli creano fastidio. I compagni, quindi, hanno una maggiore attenzione, comprendendo che, il loro compagno, è sensibile alle urla. Se la scuola vuole essere inclusiva davvero deve imparare a rapportarsi a chi ha queste problematiche, imparare la lingua dei segni e tutti gli strumenti necessari a far sentire integrati e compresi questi ragazzi.

Quali sono gli impatti psicologici più comuni della sordità negli adulti, e in che modo questi possono differire rispetto ai bambini?

Un bambino rispetto ad un adulto ha più difficoltà ad accettare di aver bisogno di un supporto esterno; tuttavia, dopo la fase di accettazione, il processo di adattamento può essere più veloce rispetto ad un adulto, perché il bambino è in pieno processo di sviluppo, è come un albero in formazione. L’adulto, al contrario, può avere un maggior senso di consapevolezza all’inizio ma può porre una maggiore resistenza al cambiamento, successivamente.


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