Vivere con gli apparecchi: la storia di Amanda

Una bambina e il suo “superpotere”: La storia di Amanda

Amanda è un’allegra bambina di nove anni e mezzo piena di vita: va a scuola, fa sport, gioca con gli amici, conduce una vita normalissima insomma. Tuttavia, Amanda nasconde un “superpotere”: un orecchio bionico che le permette di sentire le voci di mamma e papà, la musica e il suono della risata dei suoi amici più cari. Purtroppo, sin dai primi screening neonatali è emerso che qualcosa nell’udito di Amanda non andava. Dopo aver sperato che con la crescita le cose si mettessero al loro posto, a cinque mesi, con la ripetizione dell’ABR, arriva la conferma della diagnosi: ipoacusia neurosensoriale bilaterale, profonda a sinistra e acuta a destra.

Amanda viene così protesizzata a soli cinque mesi e questo le consente un primo sviluppo del linguaggio in linea con le tappe normali della crescita. Inizia infatti i primi vocalizzi, le prime “lallazioni”, senza problemi. Tuttavia, dopo alcuni controlli emerge che l’orecchio sinistro non risponde alla riabilitazione uditiva come ci si aspettava: per questo viene presa la decisione di ricorrere all’impianto cocleare. A 18 mesi Amanda si opera. Da lì la strada procede dritta, senza intoppi. Amanda cresce, impara a conoscere le sue orecchie, impara a gestire l’impianto, le protesi, senza alcun problema. È lei stessa ad avvisare l’insegnante quando sente che la protesi si sta scaricando; ancora è lei a dire “mamma mi fissi bene le protesi sotto la fascia? Oggi ho educazione fisica, voglio divertirmi!”. Grazie alla tecnologia e alle conoscenze che ormai si sono raggiunte in campo audiologico, Amanda ha potuto sviluppare un linguaggio perfetto e con un tono di voce lineare.

Questo perché, afferma la mamma, “non ci siamo persi d’animo: contestualmente al percorso di riabilitazione uditiva abbiamo intrapreso un percorso di logopedia, che ha permesso a nostra figlia di crescere normalmente proprio come i suoi coetanei”. Amanda va in piscina, al mare, canta, balla e si diverte: è una bambina come le altre, si, ed è proprio il suo “superpotere” a renderla tale.

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